Feeds:
Articoli
Commenti

Accucchiaiato a Te

(Mi fai innamorare quando mi racconti delle cose che non conosco senza spocchia; quando ridi; quando raccogli i pensieri e le idee e le trasformi in concretezza; quando analizzi le mie paure, le tue paure, e le rendi più piccole e affrontabili; le tue attenzioni da lontano; mi fa innamorare il fatto che ricerchi sempre il contatto fisico con me; mi innamoro quando mi parli delle cose che ti appassionano, di come le fai sembrare vicine al mio mondo, anche se magari sono lontanissime; quando sei tremendamente schietto; e poi mi fa innamorare tantissimo il fatto che mostri di te il lato più vero, senza cercare ad ogni costo di essere migliore di quello che sei… la semplicità che ti circonda mi crea continuamente nodi allo stomaco perché è la cosa in assoluto che ti rende migliore di chiunque altro. […])

Acque Calme

G. e basta: (Sceglimi) 
M.: Ti ho scelta, ti scelgo, ti voglio scegliere, ti sceglierò.
G. e basta: Ti scelgo anche io, ogni giorno. 🙂
M.: Si sente .Si è sentito. Si sentirà
M.: La scelta è una missione, un dono.
G. e basta: Lo vedo attraverso i tuoi occhi, ancora più che con i miei.
M.: La tua scelta è un lago, la mia scelta è un fiume.
M.: Tu sei avvolgente, tranquillizzante, seducente, ispiri pensieri grandi, profondi, intimi, romantici. La mia è impetuosa, cadenzata, furente, irrequieta.
M.: Il fiume e il lago sono in simbiosi 🙂
M.: Alimentano e sono alimentati uno dall’altro,no?
G. e basta: Oh.
Sì, sì è così…
G. e basta: Questa cosa che mi hai appena detto è meravigliosa.
G. e basta: Dio, è fantastica.
M.: Il lago ferma il corso del fiume(Michele, fai il bravo), ma ne ha bisogno, è linfa per esso. Il fiume strappa energie al lago per vivere, ma a volte esso stesso sa restituirgliele, ne gode, si crogiola in esse
M.: Mi sembra una cosa di bellezza soddisfacente per andarmene a dormire.
G. e basta: Molto più che soddisfacente, mi sa.

Your Hand in Mine

Forse è questo, l’amore.

Forse è la presenza costante, tenue, soffice, accogliente.

Forse è la presenza nelle assenze, nelle distanze, nei silenzi, a sommergere ogni altra attività con la sua sacra luce che tutto coinvolge, sconvolge, ricolora.

Forse è il presente con te, felicità mai provata, mai vissuta, mai agognata.

Forse è il tuo nome, che  è diventato il più chiaro e perfetto di sempre.

Forse è il tuo corpo, tempio del piacere e dell’attesa e della rinnovata dedizione.

Forse è il futuro con te, un’era popolata di progetti enormi, reali, che mai sembrano eccessivi o inadeguati o sciocchi.

Forse è Firenze. Splendida, piccola, calda.

Forse è Roma. Sporca, enorme, dispersiva.

Forse è la musica. La musica dal vivo, la musica condivisa, la musica che vive in un quaderno.

Forse siamo noi. Insieme.

Forse sei tu.

No, ECCO.

Sei tu.

 

Soundtrack  – Explosions in the Sky,  ” Your Hand In Mine”

Non scrivo

Non scrivo mai per me, non ho mai scritto per me. Non ho mai avuto un diario, non ho mai scritto qualcosa su carta, tenendolo soltanto per me.

La scrittura non mi piace, e non serve.

Ha ragione Medina Reyes, scrivere non serve.

Uso la scrittura per vomitare senza ficcarmi le dita in gola, quando arrivo alla saturazione.

Scrivo soltanto di emozioni nerissime.

O….quasi

O di felicità incomplete, inconcludenti, insoddisfacenti

Non scrivo di cose felici, e se avessi scritto per me forse avrei dovuto scrivere di esse.

Non voglio ricordare la felicità attraverso il filtro offerto dalle mie parole di quel momento.

Voglio che si evolva, si sciolga e rinasca, prenda nuove forme,nuovi colori, nuovi lineamenti.

Ho bisogno di alleggerirmi non soltanto dei dolori ma anche delle gioie, e la scrittura è una invalicabile ancora, un lucchetto, un marchio a fuoco che stampiglia il passato e lo rende inaccessibile.Non c’è niente di mio che risieda a casa mia. Qualche lettera, ma pochissime, che però non conservo perché le scrivo di getto.

Solo questo, e mi piace molto così.

scrivo con le mani ancora impastate di lacrime e fazzoletti.

Le mie lacrime, delle quali avevo quasi completamente dimenticato colore, consistenza, connotati

Mio padre ha una sensibilità incredibilmente più simile alla mia, e diversissima da mia madre, ha vissuto tante tante tante situazioni frustranti ed apparentemente irrisolvibili da poterle sovrapporre alle mie, attuali, eppure stamane involontariamente ha rotto gli argini e mi ha fatto esplodere.

Con leggerezza spontanea, è venuto da me, in camera, mentre stavo studiando faticosamente,e m’ha detto “quando potrò dire <oggi è il giorno più felice della mia vita, oggi vedo mio figlio laureato?>”.

Io non ho resistito, e gli ho risposto “forse mai, sto seriamente ipotizzando di abbandonare l’università”

Gli si è spezzato il fiato, mi ha sempre visto combattere, anche al di là di ogni ragionevole difficoltà, anche nelle sabbie mobili nelle quali sono incagliato da oramai tanti anni,anche a così breve distanza dal traguardo (2 stramaledettissimi esami).
Per qualche istante è rimasto senza parole, ed io ho sentito dentro di me nascere e crescere ogni scheggia di dispiacere, delusione, che gli ho dato in questi ultimi anni,scheletro dello studente modello che sono stato, disgustoso per me stesso e per chiunque sapessi chi ero.

Sono esploso in un pianto a dirotto poche battute dopo, spiegando, sollecitato, come non si trattasse nè del metodo di studio, nè degli argomenti trattati, nè dell’effetto dei miei altri interessi -negativo, molto negativo, secondo lui, sulla faccenda studio-, ma del mio malessere costante, inguaribile, perenne, lungo quanto son lunghe le mie ore quotidiane di veglia, apparentemente immotivato, irrisolvibile, trasversale ad ogni mio impegno e ad ogni periodo dell’anno e ad ogni stagione.

Non sto bene, e nel non star bene non riesco a studiare bene, e nel non studiare bene non riesco a completare il percorso, laurearmi, ed approdare alla vita adulta, perchè lo studio è tortuoso e lungo e difficile e nessuno ha intenzione di aiutarmi, e perchè anche chi vorrebbe aiutarmi (i miei genitori, ad esempio) ,non ha la bacchetta magica e non può risolvere problemi che non hanno un nome, una identità, una collocazione spaziale o temporale.

L’unico colpevole, l’unico responsabile sono io, oramai nascosto nelle pieghe della mia vita, col fastidio persino nel condividere la mia quotidianità con gli amici, con i parenti,con chi mi conosce da sempre, perchè certo di essere giudicato,etichettato, marchiato negativamente dopo una vita scolastico-lavorativa che era stata sempre e soltanto di successi incredibilmente brillanti.

Non mi riconosco più, eppure so di essere io, io unicamente colpevole ed io incredibilmente titubante, inconcludente, insicuro, mediocre nello spiriti, nell’applicazione, nei risultati, nell’aspetto e nella forma fisica. Ogni mattina è la conferma di un continuo stare non bene, che mi accompagna da troppi, troppi,troppi mesi, mentre vaneggio, vaneggiano, di soluzioni realistiche e verosimili per qualsiasi dei miei problemi, ma io non faccio che affondare, farmi avviluppare dai rampicanti, inciampare, risollevarmi per il tempo di un sorriso,di una giornata, di un successo in qualche attività incredibilmente secondaria e no,non importante, per poi risprofondare in quella mediocrità psicofisica latente.

Mi invita alla leggerezza, papà, nell’approcciare queste problematiche, ed io sento di esser migliorato tanto, in questo ,soprattutto grazie alla psicoterapia, ma partivo da un approccio talmente catastrofico ed autodistruttivo.

Passo troppo tempo a questa scrivania, in questa stanza, ma raramente le persone con le quali potrei uscire, che potrei vedere, sono quelle che vorrei vedere, con le quali vorrei davvero passare il mio tempo.

Farò delle analisi, che mi son state suggerite almeno 2 anni fa, per i dosaggi dei sali minerali & affini, perchè non mi sento proprio fisicamente a posto, in nessun momento delle mie giornate e in nessuna situazione.

Ho un incredibile bisogno di aiuto, e nessuno a cui chiederlo.

 

 

Soundtrack: Ólafur Arnalds – Ljósið

About me #1

Nella mia vita ci sono state due ragazze con cui avrei potuto vivere qualche esperienza basata sul sesso, e non l’ho fatto.

Sono entrambe ancora galleggianti nei miei amici di Facebook, ma non le sento mai.

Visto quanto sia azzerata la mia vita sessuale nell’ultimo periodo, potrei rimpiangere i no che ho rifilato.

La realtà è che sebbene almeno una delle due sia tuttora carina/bella, entrambe erano e sono terribilmente mosce insipide spente e senza carattere…. ….E penso avrei dovuto usare una qualche forma di aiuto meccanico, gru o affini, per convincere il mio pene a fare il suo lavoro di fronte a cotanta mollezza. Sono quelle ragazze che ci esci, e dici “ok, oggi decidi tu: Cosa facciamo?” E dopo dieci minuti ANCORA NON HANNO ELABORATO UNA QUALSIASI RISPOSTA.

E a me verrebbe voglia di buttarle sotto una macchina, lì, immediatamente.

Donne, vi prego, rifatevi il carattere, non le tette.

Loneliness

“Only know you love her when you let her go”