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Archive for dicembre 2010

Tasteful, colourful people

Soundtrack: Caspian – Sycamore

Nel mosaico che costituisce la vita di ciascuno, ogni conoscente, amico, amante, ha un proprio gusto.

E’ leggendo le parole di una mia amica che mi son reso conto di quanto sia facile, naturale, inevitabile associare a persone con le quali, a volte, non si è condivisa Vita vera, le rispettive espressioni, quel retrogusto che lasciano trasparire dal modo di esprimersi, gli sguardi succhiati via dalle loro fotografie e che immagino rivolti a me quando ne leggo le creazioni.

Medesime frasi, scolpite nell’ordinarietà, possono finire nel calderone della straordinarietà se sono anticipate dal tocco leggero, o dissacrante, che una Musa dei giorni moderni riesce a lasciar fluire nel bel mezzo delle proprie sillabe.

Più del semplice colore, più del tono di voce, della mimica facciale, della profondità o della frivolezza dello sguardo: è sapore.

Forse molti di noi sfiorano le proprie labbra con la lingua mentre leggono perchè simulano l’assaggio di una delicata pietanza a base di sue creazioni. O magari immaginano la seducente nebbiolina nella quale verrebbero avvolti se sentissero ogni persona, quella persona, qualsiasi persona, pronunciare, declinate a modo suo, le medesime parole.

Non tutti riescono ad imprimere un personale marchio su quanto dicono, o scrivono. E’, anzi, una dote rara, molto: riflettendo, mi sto convincendo che vada di pari passo con la capacità di ‘sentire tutto, in tutte le maniere, vivere tutto da tutte le parti, essere la stessa cosa in tutti i modi possibili’, giusto per dirla alla Pessoa.

Quel marchio spesso traspare dal colore dei vostri occhi, dalla luce speciale che vi illumina di fronte ad una sorpresa, dalla soffocante forza dei vostri sorrisi, o dalla limpidezza delle lacrime.

Riuscire a lasciare, univoco, il proprio tocco, speciale, nella mente mia e degli altri, pur avendo un animo multiforme & fuggevole, penetrato dall’emozione del suo vissuto e penetrante come stoccate nei nostri occhi, o orecchie, dovrebbe sospingerci a considerarci fortunati.

Oh, beh, Michele caro: stai calmo, non tutti hanno la tua sottile paura di venire dimenticati. Milioni di persone sfuggono alla solitudine riempiendo la propria vita vuota di soldatini altrettanto vuoti, insipidi, incolori, eppure lasciano scorrere i giorni sotto di sé in piena tranquillità.

Chi è tormentato dal gravoso incedere delle proprie ore, però, non può non ricercare, spasmodicamente -e troppo spesso infruttuosamente- altri agenti speciali dell’elitaria schiera dei Colorati.

Siete -siamo?- pochi, è vero, ma ho assoluto bisogno di voi per sopravvivere. Lasciate che vi esalti, perchè non vi dedicherei mai parole vane, nè una sequenza di captationes benevolentiae sciocche & poco produttive.

E’ per questo che, al termine di un’apologia in fondo breve ma, spero, foriera di condivisione, sento il bisogno assoluto di benedire chiunque si sia sentito dire dal sottoscritto che mi trasmette vitalità, entusiasmo, esaltazione.

Che benedizione pagana & dissacrante sia, se è tutto ciò che ho da offrire…

…in fondo sono soltanto un macchinario traballante e goffo, alimentato a Colore.

 

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Soundtrack: Mogwai – The Hawk is Howling.

È…così dannatamente diversa, lei.

Puoi sprofondare nel silenzio, guardarla, e sentire l’irrefrenabile desiderio di sorridere…o parlare, parlare, parlare, e lasciare che ti ascoltino i suoi occhi grandi, svegli, sani.

Sentire lei è tutto ciò che avevo da chiedere a una giornata come questa, e scoprire che sa ancora -cosa sono alcuni mesi?- sfiorare quelle corde segrete che nascondo dentro di  me, è il colore di cui avevo bisogno per vestire di nuovo questo Natale grigio.

Il nostro rapporto è il malizioso inseguimento di due diversità radicali, radicata ciascuna nel cuore dell’altro proprio perché voce fuori dal coro.

Ho sempre ritenuto importanti, nella comoda vita in poltrona di un personaggio scomodo come me, le figure che sapessero strapparmi di dosso le carni della mia inviolabile esteriorità per cucirmi addosso ogni mia debolezza.

Ho la necessità, ciclicamente e continuamente, di essere spronato ad espormi: ogni “Cosa intendi?” per me è un minuto di mixaggio della mia attività neuronale… Lei, lei sa stravolgere il labile quadretto delle mie convinzioni, costringendomi senza forzare a spiegarle.

Voci celebri hanno affermato che si scopre cosa si pensi di un qualcosa solo quando ci si lancia nel parlarne.

Vorrei davvero che funzionasse così anche per me, ed inizio a convincermene.

Vorrei più ore utili e meno distanza, più domande e meno dissenso.

Sciocco illuso, ancora credo che sia la crescita reciproca il fine ultimo del rapporto tra un uomo ed una donna: piccola, pungente, mi fa nuovo ad ogni sussurro, e neanche lo sa.

Non è attrazione, non è amore, né la foga del just-after: come può un percorso che esplode e poi tace e poi ci sovrasta essere mera -meritevole- sessualità?

La guarigione è completa, signorina, mi hai appena tolto i punti.

A volte mi domando se la mia inguaribile apatia da contatto non sia soltanto apparente…Come se non fossero i contatti in sé a preoccuparmi, ma l’imbarazzante pochezza dei destinatari.

Dubbioso, in estasi, imploro un abbraccio che silenzioso urla…

….Grazie.

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FEUDALESIMO

Hai 2 mucche. Il tuo signore si prende parte del latte.

SOCIALISMO PURO

Hai 2 mucche. Il governo le prende e le mette in una stalla insieme alle mucche di tutti gli altri. Tu devi prenderti cura di tutte le mucche. Il governo ti da’ esattamente il latte di cui hai bisogno.

SOCIALISMO BUROCRATICO

Hai 2 mucche. Il governo le prende e le mette in una stalla insieme alle mucche di tutti gli altri. A prendersi cura di loro e’ un gruppo di ex allevatori di polli. Tu devi prenderti cura delle galline prese agli ex allevatori di polli. Il governo ti da’ esattamente il latte e le uova di cui i regolamenti stabiliscono che hai bisogno.

FASCISMO

Hai 2 mucche. Il governo le prende entrambe, ti assume perche’ te ne prenda cura e ti vende il latte.

COMUNISMO PURO

Hai 2 mucche. I tuoi vicini ti aiutano a prendertene cura e tutti insieme vi dividete il latte.

COMUNISMO RUSSO

Hai 2 mucche. Tu devi prendertene cura, ma il governo si prende tutto il latte.

DITTATURA

Hai 2 mucche. Il governo le prende entrambe e ti spara.

DEMOCRAZIA DI SINGAPORE

Hai 2 mucche. Il governo ti multa per il possesso non autorizzato di due animali da stalla in un appartamento.

REGIME MILITARE

Hai 2 mucche. Il governo le prende entrambe e ti arruola nell’esercito.

DEMOCRAZIA PURA

Hai 2 mucche. I tuoi vicini decidono chi si prende il latte.

DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

Hai 2 mucche. I tuoi vicini nominano qualcuno perche’ decida chi si prende il latte.

DEMOCRAZIA AMERICANA

Il governo promette di darti 2 mucche se lo voti. Dopo le elezioni, il presidente e’ messo sotto impeachment per aver speculato sui “futures” bovini. La stampa ribattezza lo scandalo “Cowgate”.

DEMOCRAZIA INGLESE

Hai 2 mucche. Le nutri con cervello di pecora e loro impazziscono. Il governo non fa nulla.

BUROCRAZIA

Hai 2 mucche. All’inizio il governo stabilisce come le devi nutrire e quando le puoi mungere. Poi ti paga per non mungerle. In seguito le prende entrambe, ne uccide una, munge l’altra e ne butta via il latte. Alla fine ti costringe a riempire alcuni moduli per denunciare le mucche mancanti.

ANARCHIA

Hai 2 mucche. O le vendi a un prezzo equo, oppure i tuoi vicini provano a ucciderti per prendersi le mucche.

CAPITALISMO

Hai 2 mucche. Ne vendi una e ti compri un toro.

CAPITALISMO DI HONG KONG

Hai 2 mucche. Ne vendi tre alla tua societa’ per azioni, usando le lettere di credito aperte da tuo cognato presso la banca. Poi avvii uno scambio debito azioni con un’offerta pubblica, e riesci a riprenderti tutte e quattro le mucche con uno sgravio fiscale per il mantenimento di cinque mucche. I diritti sul latte di sei mucche sono trasferiti tramite un intermediario panamense a una compagnia delle Isole Cayman di proprieta’ dell’azionista di maggioranza, che rivende alla tua Spa i diritti sul latte di tutte e sette le mucche. Il bilancio annuale afferma che la societa’ e’ proprietaria di otto mucche, con un’opzione sull’acquisto di un’altra. Nel frattempo tu uccidi le due mucche perche’ il latte e’ cattivo.

AMBIENTALISMO

Hai 2 mucche. Il governo ti vieta sia di mungerle che di ucciderle.

FEMMINISMO

Hai 2 mucche. Loro si sposano e adottano un vitellino.

TOTALITARISMO

Hai 2 mucche. Il governo le prende e nega che siano mai esistite. Il latte e’ messo fuori legge.

POLITICAL CORRECTNESS

Sei in rapporto (il concetto di “proprieta’” e’ simbolo di un passato fallocentrico, guerrafondaio e intollerante) con due bovini di diversa eta’(ma altrettanto preziosi per la societa’) e di genere non specificato.

CONTROCULTURA

Ehi, capo… tipo che ci stanno due mucche. Oh! Devi proprio farti un tiro di ‘sto latte.

SURREALISMO

Hai due giraffe. Il governo ti costringe a prendere lezioni di fisarmonica

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Il “sistema giovani” è prossimo al tracollo.

Tutti uguali. Girando per le strade vedi ragazzi e ragazzi tutti fottutamente uguali. Ne vedi uno, e pensi di aver visto il risultato di una catena di montaggio, di alto livello sia ben chiaro, ma pur sempre una catena di montaggio. Metti gli occhialini li’, le mutandine di calvin klein in vista di là, le scarpette di là ancora, e cosi’ via.

Che schifo. La situazione sta degenerando. I gruppi di “amici”, o cosiddetti tali, vivono ormai molto piu’ sull’identificazione in qualcosa che si ha addosso piuttosto che sugli ideali che potevano animare i nostri predecessori. In ogni periodo ci sono state “correnti”, gruppi in cui ci identificava per abbigliamento, modo di vedere la vita, ideali politici, pettinature, cose stupide, ma pur sempre qualcosa in piu’ del SOLO abbigliamento.

Crederete forse a questo punto che sia lo sfogo della solita zecca inviperita, ma cosi’ non è. La situazione è veramente drammatica, ciò che alberga nei discorsi, che siano riportati nei giornali o sulle interviste, del giovane medio di oggi, è solo l’apparire. Si sentono racconti di persone emarginate perchè magari non potevano permettersi le scarpe da 350 €, o perchè avevano un giubbotto non troppo di moda. Ma dove è il cervello, dove sono le palle, dov’è l’introspezione? Vi siete mai mesi ad ascoltare seriamente le persone con cui trascorrete i vostri sabato sera nello stesso locale ogni stupida volta? Avete mai notato se sono delle macchine o dei corpi pensanti? Fatelo, potreste scoprirvi a non essere troppo in disaccordo con me.

Fortunatamente ci sono delle ancore di salvezza, c’è qualcuno che vive ancora per il piacere di godersi ciò che LUI/LEI apprezza, e non ciò che i mass media o gli stilisti impongono. Per fortuna perchè in un mondo senza libertà nel vestirsi, nell’ascoltare musica, nel leggere, si è sulla buona strada per perdere ben altre libertà. Che bisogno c’è, ad esempio, di un solido sistema di istruzione se tanto il 90% degli studenti italiani in classe fa i beneamati ca**i propri sempre e comunque, supportati da genitori inetti e carenti in termini di disciplina? Nessuno, tanto vale allora far studiare solo chi ne ha voglia e vivere in uno stato di impomatate, ignoranti, griffaei scatole vuote, con le loro mutande in bella vista, il rolex (del papi anch’esso) al polso, e totalmente incoscienti del ruolo che il business sta affibbiando loro. C’è fortunatamente chi, in tutto questo, ci guadagna, e GUARDA CASO, sono gli stilisti che minimizzano su tutto: sullo scandalo delle baby modelle, sui problemi di anoressia, sul consumo di droghe delle modelle stesse….la moda deve rappresentare un mondo idilliaco e da raggiungere per chi dei mass media è succube piu’ che utilizzatore, e glissare su ogni cosa non fa che impreziosire l’apparenza dello scenario…

Il disagio è palese quando “il giovane medio” (ma chi sarà questo giovane medio in fondo…è una figura che sto usando ma che non so collocare, probabilmente lo studente di scuola superiore incarna bene questa figura però….) non ha alcun rispetto per le istituzioni, per gli insegnanti, per le forze dell’ordine, per la sua famiglia, ma nel contempo nutre un’adorazione sconfinata per la sua frangia, le sue mèches, o forse il suo motorino nuovo fiammante comprato dal papi. Potrei citare almeno 5 esempi di totale disprezzo per gli oggetti appena citati, e almeno il triplo per quelli del secondo gruppo.

Prepariamoci, se non ci sarà un’inversione di tendenza, che non oso immaginare da dove possa venire se persino una figura come il papa (del quale si può riconoscere o meno l’autorità religiosa, ma il cui carisma è innegabile) oramai vale meno di una pezza da piedi, ci ritroveremo a fronteggiare scontri peggiori di quelli scoppiati in Francia non piu’ di qualche mese fa…lungi da me fare il profeta di sventure, ma, in buona sostanza, quando la gente pensa alle cazzate, prima o poi qualcuno esplode.

Vi lascio con questa foto del geniale Soderholm, intitolata, guarda caso, Dare to be different

 

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Old Blog #4 : Brezza

A volte basta un abbaglio di coscienza per scoprire che… sì, hai davvero bisogno di una novità.

Per capire che tutto ciò cui aspiri è raccontare ancora te stesso, schiuderti ancora una volta, dedicare il tuo tempo ad una nuova attività, per il puro bisogno di rivolgere la psiche ad uno scopo, immutabile, puro, illibato & nuovo.

Metafisico o meno che sia, ogni barlume di rinascita, di risveglio, di moto, suscita un turbinio di emozioni spesso incontrollabili.

La curiosità offusca il giudizio, come un fiume in piena coinvolge, avvolge e stravolge ogni pregressa previsione su sé stessi.

L’incertezza diventa dolcissimo idromele, da sorseggiare ora dopo ora, oncia dopo oncia, fino a raggiungere, singola tappa di infinito percorso, quel traguardo che hai già dimenticato per gettare metri, secondi, idee più in là la tua personalissima ancora di desiderio.

Ogni sfumatura della tua nuova Cosa diventa un’arma, infinite le sue munizioni, da sfruttare per sconfiggere la Noia, finale indomito avversario da cui sfuggi, solo.

La tua stessa solitudine si trasforma, quando la brezza, lieve & sospesa, ti sfiora, in un abito dimesso, da osservare pietosamente mentre giace tra i ricordi di un tempo passato.

Librato.

Ti sei librato oltre te stesso.

Liberato.

Ti sei liberato di te stesso.

E ora?

La brezza, sì proprio lei che conosci come molecole di nulla, eppur già ami, ti avvolge, è una novità senza volto ma con un nome, innominata ma dai contorni ben impressi dentro te, oppure astratta come tempo da sottrarre al tuo presente.

E il suo sapore è identico a sé stesso, mai stufa, mai lascia insoddisfatti, mai contriti: linfa, di questo avevi bisogno.

Nuova linfa, brezza fresca, vitalità assopita da ravvivare: getti fuoco nella fornace delle tue giornate sciocche, vuote, socchiuse & a nessuno ispirate.

Diventa Amore, Speranza, Vita.

Vita.

Brezza di Vita, accoglimi.

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Cerco una ragione, quando una ragione non c’è.

Illuso, Michele, Illuso!

Fili, lenta musica sottesa ai comportamenti delle persone, tentativo di abbrancare barlumi di razionalità dietro a ciò che mi trovo a dover spiegare, combattere, assaporare.

Ogni volta è una battaglia nuova… scontro impari, nel quale, destinato a venire sconfitto, consumo troppo, troppo animo, troppo spirito, troppo ME.

Perchè sì, razionale mi trovo ad essere e razionale rimarrò: mai ho perso il senno completamente finora, ho vacillato per amore, per delusione, per speranza, ma credo che… già, credo proprio che un filo, un leit-motif comportamentale, in me si sia sempre potuto tirar fuori.

E invece?

Invece no, in tanti, tante di voi la logica, l’umana comprensione, la capacità di collegare un ‘prima’ con un ‘poi’ ed un ‘perchè’ vanno a farsi benedire, friggere e infine, tanto per non farci mancare un pò di sano cinismo, fottere.

Mi destabilizza questa insensatezza radicale, inestricabile ricerca del NULLA che spiega i vostri comportamenti.

Agire a caso è la negazione del mio approccio alla quotidianità, galleggiante tra l’entusiasmo e la consuetudine.

E’ come cercare la collocazione per la tessera di un puzzle in un altro, diverso per forma, colori, costituzione e materiale.

Impossibile.

Chiaro che è impossibile, è anche inutile parlarne.

Quindi… quindi che senso ha, tutto questo, questo scrivere di sè biasimando gli altri?

Chissenefrega, azzarderei come risposta. Del senso, del nonsense, di tutto quanto.

Non ho mai scritto per me stesso, figuriamoci se scrivo per gli altri.

Scrivo perchè altrimenti insulterei menti altrui troppo prone al qualunquismo di un ‘facciamo cose a caso’ che diventa stile e filosofia di vita.

E che tu sia bella, brutta, dolce, sensibile o con tanti problemi, sinceramente ed in prima istanza, me ne frega poco… in fondo al pozzo della sincerità c’è un grosso cartello con scritto “I couldn’t care less”.

Lì accanto, poi, troneggia una scritta:


‘Jigsaw falling into place
There is nothing to explain
Regard each other as you pass
She looks back and you look back
Not just once
Not just twice
Wish away the nightmare’

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Old Blog #2 : Pain

Tremo.

Chissà… Forse… Forse ho freddo.

Faccio finta che sia la temperatura, raccolgo la vestaglia e me la infilo.

Che stupido, che stupido, che dannato immorale deficiente.

Non mi aiuterà a smettere di tremare.

Non è il mio corpo a farmi stare male.

E’ la mia anima, il mio cuore, o più probabilmente i brandelli rimasti.

Perchè, Michele, perchè le hai fatto questo?

In fondo non meritava una stoccata a sangue freddo.

Quelle tue parole, che hai usato come sfogo, come valvola sulla quale riversare il TUO dolore, sono diventate schegge pronte a infilarsi nel suo, di cuore.

Non lo desideravi, lo sai tu, lo sa la tua mente, e lo sanno anche gli avvoltoi che troneggiano sul tuo cuore.

E ora, ora come si può riparare?

Tu sei dilaniato, tremi, hai un groppo che non riesci a snodare dentro te.
Lei starà soffrendo, imprecando, piangendo, bestemmiando il tuo nome… e il modo in cui hai agito è tale per cui dovresti essere contento, stronzo.

Invece sei debole. Come lei, più di lei, e sopratutto PER lei. Quando è lei ad essere coinvolta, tu diventi piccolo piccolo. Inutile tentare di controllarti, Michele, non ne sei in grado. Sai solo sputare parole, frasi, emozioni.

Sperando che lei capisca che sono quelle vere.

Che non ci capisci neanche tu nulla.

Che non sai neanche cosa provi.

Anzi, lo sai, lo sai fin troppo bene, ma sai che sei distrutto, consunto, strappato.
Ti tiene a galla solo la tua forza d’animo. Il tuo, di orgoglio. La tua testardaggine. La fiducia che hai nella tua testona dura.

Farle male, sei riuscito nel tuo intento. Non era ciò che volevi, ma, ehi, ha scritto che vuole tagliare.

Non è ciò che desideri, da un pò di tempo a questa parte?

Non è liberarti del dolore, che vorresti?

Allora stringi forte le catene che hai stretto intorno a te stesso, sciocco arrogante bambino, e non disturbarla più.

E.. se riuscirete a restare distanti, avrete imparato che l’amore non basta.

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