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Archive for febbraio 2011

A. è paziente, premurosa, affettuosa, attenta, fiduciosa.

Ha una stima di me sconfinata, oltre ogni logica e nettamente oltre ciò che meriterei se dovessi essere giudicato a partire dai comportamenti nei suoi confronti.

A. , ogni giorno, è la voce in fondo ai miei dubbi, è le risposte più semplici, ricoperte di fiducia & speranza, ad ogni mia domanda insensata eppure naturale.

A. cresce per me, cresce con me, mi cresce, e nonostante ciò è sempre sé stessa, e si incaglia negli stessi dannati icebergs dei quali, nonostante la sua vita sia sottoposta a giganteschi cambiamenti, sembra non poter fare a meno: sono piccolezze -oh sì-, tabù sentimental-quotidiani che la ancorano alla vecchia-A. impedendole di librarsi in volo, e che rallentano il processo chimico che, forse, mi sta spingendo verso di lei quasi fossero reagenti malandati in una privatissima reazione chimica.

A. non è bella. E’ bella come un quadro di Monet, eppure avrebbe –avrei– bisogno di essere –che fosse– irrispettosamente sconvolgente come uno di Picasso. E’ bella come un giardino di rose, eppure la magnificenza di un albero bicentenario la irretisce, irrigidisce, ammutolisce.

A. ha paura del suo sentimento per me, ed io con lei. A. e i reciproci non-detto popolano la distanza tra noi due, che si assottiglia, temo, troppo lentamente. Costruisce, pazientemente, certosina, momenti di innaturale desiderio di lei dentro la mia mente, per poi abbatterli con la sua bonaria stupidità di illusa. Posso detestarla, solo per questo?

La verità è che vorrei, ma non riesco. Sono un vigliacco, non è facile abbandonarsi al dolore del distacco quando un approdo sicuro ne è stato la causa.

C. è devastante, imprevedibile, selvaggia.

C. è una bambina, ma si crede cresciuta, matura, saggia.

C. fugge di fronte all’inaspettato. Fugge di fronte a me, più spesso di quanto voglia o faccia intenzionalmente.

C. è l’eccitazione, selvaggia & ancestrale e innegabile, che mi assale quando vedo e desidero C.

Sa molto di tutto questo, e si è nascosta nel silenzio come se bastasse a cancellare il malato rapporto di parassitismo che trasciniamo da mesi, anni. Crede che sia sufficiente sbucare dalla sua tana senza parole di tanto in tanto per lenire la devastazione che, coscientemente, sta attuando dentro di me.

Crede di poter sanare il suo bisogno di me cancellando, poco alla volta, il mio bisogno di lei. Eppure, eppure non è così che sta andando.

Ogni attimo di distacco accresce l’incertezza, sa sospingermi amaramente nell’inferno di un innamoramento che non ho chiesto e non vedrà traguardi tanto agognati quanto irrealizzati.

C. è l’irrazionale, la cioccolata calda, la cannella, la memoria corta, la riconoscenza che nulla deve valere, il culo più bello che abbia mai visto, il sorriso più emozionante che conosca, la consapevolezza di avere potere su di me e tentare di non abusarne.

C. è Lolita.
A. è la mente, C. è il cuore, ed io naufrago.

Soundtrack: Sigur Ròs – Samskeyti

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Switchin’ me off

A volte desidererei CAPIRE.

Con la stessa facilità con cui posso ascoltare questo brano, e poi riascoltarlo, e sentire qualcosa che si muove dentro di me.

Desidererei offrire a chi rimane sospeso, solo con il proprio fastidio -di cui sono, almeno, concausa- le spiegazioni che non ho neanche per me stesso.

Vorrei che ci si potesse innamorare con la facilità con cui si accende un interruttore. O che lo stesso interruttore servisse a spegnere il potere che fantasmi o reali personaggi hanno su di me.

Nè gli ingegneri, nè nessun altro è in grado di cancellare, creare, ricreare emozioni a comando… non so se sto annegando o avvicinandomi alla linea di galleggiamento, nei miei tentativi di recuperare il senso dell’orientamento.

Aspettami.

 

Soundtrack – Sigur Ròs, “Samskeyti”

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E d’improvviso ti ritrovi immerso in una giornata senza alcun senso se non la disperazione.

Ti sorprendi ad osservarti, oggi, solo più che mai nonostante le figure che, distanti, ti circondano, e lasci serpeggiare tra i tuoi pensieri amare riflessioni di disillusione condensata.

In momenti come questo, in giornate così desolanti nella loro prevedibilità eppure caotiche tanto quanto ciò che mi pervade (qualsiasi cosa sia, lasciando poco spazio a riflessioni su anima, sensazioni, sentimenti, o BBOH.), realizzo quanto sia sbagliato sballato e sciocco il mio approccio ai rapporti umani, e dove mi porti.

Sono stufo di vedere la mia vita saturata dalla superficialità di rapporti che io stesso ho instaurato ed instradato su tali binari, eppure come spesso mi accade mi sento impotente di fronte al mio insuccesso.

E’ plausibile che questo silenzioso sentiero fatto di intimità a distanza, comprensione moderata e sottile, condivisione fin troppo rarefatta di occhinegliocchi, derivi appunto da come mi pongo io, sin dall’inizio. Contare, elencare i rapporti fatti così, improduttivi eppure non dannosi, non fastidiosi, non servirà a curarmi, a sospingere queste relazioni fatte di nulla -eppure un nulla singolare & solido- verso il realismo di abbracci, sorrisi, passeggiate senza scopo nè ragione.

Avrei bisogno di agire, ma come posso sbilanciarmi se il caos è così perfettamente disarmonico ed ha forme così belle che ho la necessità di cercare negli altri l’equilibrio?

Non funzionerà, non ancora almeno.

Mi ritroverò di nuovo solo, alla fine di questa passeggiata.

Soundtrack – Mogwai, “Thank you, Space Expert”

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