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Archive for novembre 2012

Dear Daily Diary – Nov. 27th

I won’t soothe your pain,

I won’t ease your strain,

you’ll be waiting in vain…

I’ve got nothing for you to gain.

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Mi manca la tua pelle bianca.

Mi mancano le tue lentiggini.

Mi mancano i tuoi capelli ed il loro colore così irrealistico ma che io sentivo sempre più vicino a ciò che mi sarebbe potuto piacere davvero.

Mi mancano i tuoi cappellini e l’espressione scema che facevi ogni volta, per spiegarmi come mai te li fossi messi per “nascondere” i capelli brutti.

Mi mancano gli stivali da muratore!

Mi mancano le tue calze.

Mi mancano le tue gambe imperfette, i miei occhiali da togliere, i tuoi denti sporgenti e quell’espressione speciale che io adoravo, così poco seria e così poco sexy da uccidermi ogni singola volta.

Mi mancano le tue labbra, mi manca il tuo sapore, così definito, così tuo.

Mi manca l’espressione tonta e felice sul tuo viso, rilassato quando stavi davvero bene.

Mi manca la sensazione di attesa fino al primo momento in cui avrei posato di nuovo le mie labbra sulle tue.

Mi manca la mia rabbia nel baciarti.

Mi manca morderti.

Mi manca stringerti.

Mi manca il tuo culo lussurioso.

Mi mancano le mie mani su di esso.

Mi manca il tuo respiro affannato, e la fretta, e le accelerazioni, e le rincorse, e la fatica nel sopportare che il tempo corresse via.

Mi manca aspettare che ci concedessi di vederci.

Mi manca la tua follia, nel non volerci vedere “troppo spesso” -così dicevi-.

Mi mancano i tuoi racconti di vita quotidiana, ed i corrieri, e i tuoi clienti sconclusionati, e la soddisfazione di quando tu eri felice ed allora ero felice anche io.

Mi mancano le tue email in inglese, tu che mi chiedevi aiuto, io che cercavo di farti esercitare e poi ti correggevo. Mi manca essere soddisfatto perchè miglioravi, perchè eri brava nonostante ti considerassi una schiappa in tutto.

Mi manca tentare di farti capire, quotidianamente e senza dirlo, che non avevi bisogno di fare la troia per farti apprezzare dal mondo, perchè sei molto di più.

Mi mancano le tue fossette.

Mi manca perdere ore di sonno con te e per te e non sentirne neanche lontanamente il peso la mattina successiva.

Mi mancano quei racconti mezzi sensati e mezzi no, sulle persone della tua vita che sapevi descrivere con cattiveria mista ad affetto, e sulle quali lasciavi sempre un maledetto velo di nebbia.

Mi manca sentirmi in competizione con persone che neanche so se esistano.

Mi manca essere predatore e preda.

Mi manca scegliere la panchina insieme a te.

Mi manca insultare la statua di padre pio, maledetta stramaledetta ogni singola sera della mia vita.

Mi manca decidere dove mangiare e cosa mangiare, assieme, e sorridere ad ogni tuo meticoloso boccone nel quale non riuscivi a non suddividere in parti inequivocabilmente identiche ogni piccolo ingrediente della ricetta.

Mi manca farti assaggiare quello che avevo preso io.

Mi manca “farti sentire una cicciona” perchè è ciò che intimamente volevi.

Mi mancano le tue lamentele per i cibi sani che ti toccava mangiare.

Mi manca infilarmi nel tuo camerino.

Mi manca immaginarti, nel camerino, anche se ti conoscevo già benissimo.

Mi manca giocare con i tuoi piccoli seni, che ti imbarazzano ma che dovresti amare almeno quanto li ho amati io.

Mi manca camminare con te, per Roma, di notte, incontrare tizi ubriachi e vederti fuggire col sorriso impaurito e dovermeli scrollare di dosso.

Mi manca lasciarti un po’ lontana da casa, altrimenti “ci scoprono”, e augurarmi quotidianamente e dentro me che ci scoprissero ugualmente e potessi gridare al mondo quanto ti volessi.

Mi manca la cena cucinata da te che mi avevi promesso.

Mi manca progettare, per entrambi,evitando di dirtelo perchè avresti rosicato, eppure mettere in atto i piccoli progetti senza farti sentire il peso del futuro che incombeva sulla nostra felicità del momento.

Mi manca bestemmiare da solo in silenzio ogni volta che andavi a fare i cazzi tuoi con chissà chi chissà dove.

Mi manca odiarti in braccia non mie.
Mi manca la tua voce, che neanche sopportavo.

Mi mancano le tue scuse, la tua falsità con amici e parenti, i tuoi espedienti.

Mi manca essere Gaia o Lorenzo o chiunque altro tranne che me, perchè con me eri uscita troppo poco prima.

Mi manca essere in mezzo ad una telefonata con tua sorella la sera di S. Valentino.

Mi manca comprare un profiterole favoloso a forma di cuore, non per il cuore, ma per il profiterole, sapendo che la tua ciccionaggine farà sì che ignorerai lo stupido cuore.

Mi manca il tuo calore.

Mi manca sentirmi chiedere “a che pensi?”, e sapere che forse potrei dirtelo davvero, a cosa penso, e rideresti.

Mi manca la tua testa sul MIO cuscino.

Mi manca ritrovare capelli rossi nel mio letto, casualmente appoggiati nel bel mezzo del mio regno.

Mi manca il tuo ritratto, il mio regalo, anche se è qui sopra.

Mi manca sentirti parlare, raramente e misuratamente, di arte, somministrata con parsimonia come fosse il tuo regno nel quale sapevo di non dover entrare.

Mi manca darti le mie impressioni su una cosa nuova su cui stai lavorando.

Mi manca ricevere le immagini in anteprima di ciò che fai, ed emozionarmi e non dartelo a vedere per cercare di farti anche produrre una cosa più bella possibile.

Mi manca scegliere la musica assieme per gli speed paintings.

Mi manca decidere i sottotitoli delle immagini e gli stupidi testi introduttivi di deviantart che magari non legge nessuno ma possono colpire qualcuno.

Mi manca anche il rimpianto per ciò che ho fatto, però.

Mi manca il desiderio di essere stato diverso.

Mi manca la cognizione che avrei potuto accettare di essere cornuto e felice, perchè no, la mia coscienza non si zittisce neanche con la tua strepitosa grandezza.

Mi manca l’accettazione di un sentimento squilibrato che per te forse assomiglia all’amore, ma che per me lo era davvero.

Mi è mancata la capacità di farmi capire.

Ti è mancata la voglia di capirmi.

Mi è mancato il coraggio di ignorarti da subito e per sempre.

Ti manca il coraggio di volere davvero bene a qualcuno.

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Dear Daily Diary – Nov. 18th

In momenti come questi avrei preferito fossse una sconosciuta almeno avrei avuto solo le MIE armi per farmi del male. E sai bene che già soltanto le mie sono tante e molto creative.

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“Elegia” – E. Montale

Non muoverti.
Se ti muovi lo infrangi.
È come una gran bolla di cristallo
sottile
stasera il mondo:
è sempre più gonfia e si leva.
O chi credeva
di noi spiarne il ritmo e il respiro?
Meglio non muoversi.
È un azzurro subacqueo
che ci ravvolge
e in esso
pullulan forme immagini arabeschi.
Qui non c’è luna per noi:
più oltre deve sostare:
ne schiumano i confini del visibile.
Fiori d’ombra
non visti, immaginati,
frutteti imprigionati
fra due mura,
profumi tra le dita dei verzieri!
Oscura notte, crei fantasmi o adagi
tra le tue braccia un mondo?

Non muoverti.
Come un’immensa bolla
tutto si gonfia, si leva.

E tutta questa finta realtà
scoppierà

forse.

Noi forse resteremo.

Noi f o r s e.

Non muoverti.

Se ti muovi lo infrangi.

 

 

Piangi?

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Dear Daily Diary – Nov. 14th

Ti bacerò nel buio,
senza che il mio corpo tocchi
il tuo corpo.

Abbasserò le tende,
ché neanche la nebbia entri
dal cielo.

Ché nella morte assoluta
di tutto,
esista solo,
nuovo mondo,

il mio bacio.

Juan Ramón Jiménez

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Dear Daily Diary – Nov. 5th

“La felicità

è sudore
la felicità è umori
è pelle
carne
labbra
dita
è la tua nuca la felicità
è i tuoi capelli
le tue gambe
la felicità
è la tua schiena
il tuo culo
le tue mani
le tue tette
la tua lingua
i tuoi occhi

la felicità
è
la tua
finferla

e s’io avessi un cavallo
dio, se solo avessi un cavallo
o un regno?
un cavallo e un regno

il mio cavallo
il mio regno
se avessi un’anima
se solo avessi un’anima
la mia anima

il mio regno
il mio cavallo
l’anima del mio cavallo
e l’anima mia
e pure i cavalli di tutti i miei sudditi
e le loro anime
dei sudditi
e le anime dei cavalli dei sudditi

per

potere fare
ancora una volta
all’amore
sì, scopare
come preferisci
con te
prima di schiantare
prima del buio
prima dell’eternità

la felicità è a portata di cazzo.”
—      La Felicità – Guido Catalano

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