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Archive for maggio 2013

E’ colpa mia.

…è colpa mia comunque, sono intransigente e nel mio non vedere le sfumature del grigio trasformo in ansia riversata su me stesso ogni piccola discrepanza di vedute con chi mi sta intorno.

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Olafur Arnalds

Nonostante il tremore di entrambi, nonostante l’impaccio, nonostante le emozioni complesse e di tanti tanti livelli differenti, sono stato DAVVERO felice che ci fossi.

Mi sentivo in debito della bellezza di Olafur nei tuoi confronti.

Spero tu sia stata contenta tanto quanto me.

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Broken

Senza rendermene conto, sono diventato una groviera di problemi.

Detesto la mia università, terribilmente e radicalmente. Vorrei finirla e dovrei finirla, voglio togliere il peso ai miei genitori, andarmene di casa, vivere una vita mia nei miei spazi nei miei luoghi con i miei tempi e le mie abitudini voglio la quotidianità dei panni da lavare del pulire i cessi di preparare il pranzo e la cena di fare la spesa e non voglio dover rendere conto a nessuno.
Invece mi trovo a svegliarmi e sapere che dovrò nuovamente prendere uno di questi libri di merda che non mi entra in testa manco forzandolo, manco facendo i riassunti dei riassunti dei riassunti dei riassunti dei riassunti perchè non sono le materie o i libri il problema ma è la mia testa che è stufa e esausta e sazia. Ogni giorno diventa una maledizione in attesa di quei pochi momenti di svago che mi riesco a concedere nell’arco dei mesi o delle settimane. Spostare l’attenzione da una specificità ad un’altra, da una materia ad un’altra, non risolve assolutamente nulla perchè il problema sta nella radicalità dell’impostazione della mia vita, che mi sono scelto e ora detesto e non posso comunque cambiare ancora per un po’ sperando di riuscire ad arrivare alla fine di questo merdoso percorso. Mi mancano 3 esami ma mi sento come se me ne mancassero 300000, sono mesi che non vado di fronte ad un professore a farmi esaminare eppure mi sento come se fossi lontanissimo dal sentirmi pronto, io che ho una capacità oramai diventata mostruosa di comprendere la mia preparazione.

Detesto E.S., che da una tesina è diventata un’onta sulle mie giornate e cantlenante mi affligge da mesi e mesi e rimane, <lurking>, in un angolo della mia testa in attesa di tornare ad affliggermi ancora un altro po’ quando meno me lo aspetto o quando devo attendermelo perchè devo presentare dei risultati. Mi angoscia leggere le loro email, mi angoscia SCRIVERE delle email a loro, figuriamoci quanto può angosciarmi parlarci o anche solo pensare di concepire qualcosa di specifico ed ingegneristico che sia rivolto a loro. Ho messo questo schifo di esame/lavoro quasi in cima alla colonna dei miei problemi (o forse i più radicali sono quelli che, la parola lo dice, stanno alla radice? forse dovrei metterlo in fondo, al cuore, giù in basso) ma identificarlo come primo e principale motivo di ansia non mi facilita il compito nel tentare di risolvere qualcosa. Una cosa alla volta, dice il buon Mauro… magari fosse automatico, magari fosse come dirlo, magari fosse facile.

Detesto la mia famiglia, così apparentemente disponibile e pronta a supportarmi e sopportarmi eppure così lontana dalla comprensione della quale io stesso, chiuso e silenzioso, li privo. Fosse per loro sarebbero disposti ad ascoltare ogni mia difficoltà ma sono io a non vedere in loro il credito di fiducia del quale avrei bisogno per schiudermi davvero di fronte a loro. Restano quindi soltanto un’entità che mi mette sottilmente e tacitamente pressione, perchè vorrei andarmene da casa, allentare la pressione economica che io rappresento e staccarmi dal cordone ombelicale che oramai è diventato marcescente e fetido eppure a cui resto aggrappato perchè quando la disperazione raggiunge l’apice nessuno degli altri miei rapporti umani ha forza comparabile a quella del legame familiare, forza sufficiente a mantenermi a galla sopra la follia. Vorrei che capissero senza parlare, ma più spesso non lo vorrei, perchè se capissero davvero si sentirebbero in diritto ed in dovere di dare dei consigli che non ho richiesto, che da loro non desidero, che vorrei da altre persone ma non da coloro i quali mi hanno messo al mondo. Funny world, isn’t it?

Detesto mia nonna, che fa domande di merda e ogni volta mi fa salire il veleno nello spirito e nello stomaco. Odio il fatto che mentre è a casa con noi si discute il quadruplo

Detesto me stesso, incapace di ritrovare nelle azioni quella capacità decisionale e quasi imprenditoriale che ho sempre avuto nel cuore e nelle azioni per tutta la vita, quasi mi fossi perso dentro il marasma dei problemi che circondano questo paragrafo e quasi avessi passivamente accettato di essere in un gioco senza vincitori. Non ho dimenticato chi sono, non ho dimenticato cosa sia essere bravi precisi belli puntuali sani saggi e pungenti, ma niente di tutto questo riesce più ad avere vita contemporaneamente a tutto il resto. Sono a pezzi, ma nel senso che ci sono soltanto alcuni pezzi di me che riescono a vedere gli altri pezzi e a collegarsi ad essi, mentre tutto il resto è in rovina, mi vomita addosso e reingurgita la propria disperazione. Avrei bisogno di tanti tanti schiaffi in faccia e poi ancora e ancora tanti, pur sapendo che rischierebbe di riemergere solo il mio esagerato orgoglio del quale avrò bisogno però se e soltanto se riuscirò a resuscitare ogni altra componente.

Detesto S. che oramai è ricordo e non rimpianto e compare dietro i <mi piace> facebookiani di qualcuno e porta con sè il carico di un vissuto che non potrà essere mai dimenticato pur non essendo contagiato dal veleno del rimpianto. Mi fa ripensare ad un periodo nel quale ero stato, allora sì, chimicamente, per magia, felice, in una maniera sincera e spensierata sebbene non particolarmente produttiva da un punto di vista meramente industriale. Non dovrei darle colpe, ma le colpe le ha perchè dovermi staccare ex abrupto da lei è stato come strappare la radice di quella felicità sincera e sorridente, ed ora ricostruirla e ridipingerla mi risulta un compito davvero improbo.

Detesto S. che crede di poter essere curata e cullata da me perchè io sono quanto di più lontano e sano ci sia intorno a lei. Dovrei dirle che non voglio curarla e che non ne sono in grado e che i suoi problemi deve sconfiggerli da sola perchè io ne ho tantissimi ma credo che, quando e se leggerà tutto questo, capirà da sola quanto sia difficile per me anche solo sopravvivere, senza il bisogno di entrare in questioni di lana caprina sulla sua sessualità turbata.  Le voglio bene, molto bene, ma per capirci dobbiamo faticare un sacco e sebbene sia un sacrificio che affronto sempre con spirito compiaciuto, è un’altra mezza barca di piombo che mi carico sulle spalle senza lasciarlo trasparire direttamente.

Detesto E. che non ha le parole che vorrei, quando le vorrei, eppure è vicina ma non riesce ad aiutarmi. Detesto anche che il suo paragrafo sia così corto, ma credo e temo che quel poco che ho scritto 5 secondi fa sia tutto e solo ciò che ci sia da dire, e sia esplicativo e doloroso e amaro e soprattutto noto ad entrambi.

Detesto C. che forse le parole per aiutarmi le avrebbe, ma è troppo concentrata a osservare in che modo la potrei star minacciando in questo preciso istante per preoccuparsi del fatto che forse la cosa principale che vorrei da lei, prima ancora che la chiave del suo intimo, sarebbe una serie infinita di abbracci come quelli che ci siamo scambiati l’ultima volta. Ho così tanta paura di descrivere l’aiuto che mi può arrivare dal calore umano che neanche riesco a scriverlo a lei direttamente, finirò col linkarle questo schifosissimo sfogo e da qua leggerà quanto emozionarmi sia una cosa che mi riempia il cuore. E della quale ho un bisogno terribile. Se leggendo queste parole ti verrà il dubbio che io abbia bisogno di uno psicologo, pensa che ne hai uno nelle tue cellule.

Detesto A. e le sue domande idiote, il fatto che mi idolatri, il fatto che veda in me un riferimento sebbene io non lo voglia.

Detesto M. e le sue battute terribili, il fatto che si perda in mezzo ai discorsi, che non capisca, che non si orienti nelle discussioni e chieda delucidazioni in continuazione.

 

Letto tutto questo, chi si stupisce del fatto che dorma male e abbia mal di stomaco ogni singolo fottuto bastardo giorno della mia fottuta bastarda vita?

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…sembra una persona che mi piace un sacco oltretutto, ma che non sono abituato a sovrapporre a lei, lei che ha il difetto di fare ogni cosa per sembrare quanto più asettica possibile e invece turbina di emozioni almeno tanto quanto fa turbinare gli altri.

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