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Archive for giugno 2013

“Ah! Quante cose perdute”

Ah! Quante cose perdute
che perdute non erano.
Tutte le serbavi tu.

Minuti grani di tempo,
che portò via un giorno il vento.
Alfabeti nella spuma,
che un giorno il mare travolse.
Io li credevo perduti.

E perdute le nubi
che pretendevo fermare
nel cielo
fissandole con occhiate.
E l’allegria alta
dell’amore, e l’angoscia
di non amare abbastanza,
e l’ansia
di amare, di amarti, di più.
Tutto perduto, tutto
nell’essere stato un tempo,
nel non esistere più.

E allora tu sei venuta
dal buio, radiosa
di giovane pazienza profonda,
agile, perchè non pesava
sui tuoi fianchi snelli,
sulle tue spalle nude,
il passato che tu,
così giovane, portavi per me.
Ti guardavo alla luce dei baci
vergini che mi hai dato,
e tempi e spume
e nubi e amori perduti
furono salvi.
Se da me fuggirono un giorno,
non fu per morire
nel nulla.
In te contiinuavano a vivere.
Ciò che io chiamavo oblio
eri tu.

Pedro Salinas

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Pick and choose

Vivi in una sorta di “eccesso di superficialità autoimposto”, tentando di scavalcare o ignorare le questioni profonde e intime che riguardino te e chi ti circonda, immaginando che siano poco importanti o trascurabili, ma vivendone e sentendone il peso e l’importanza in ogni tuo momento, perchè non sei nè sciocca nè insensibile.

Il problema è che per fingere di NON SENTIRE (come faceva qualche persona assai nota) devi essere o molto brava o particolarmente abituata o molto finta e tu non sei nessuna di queste 3 cose, purtroppo per te. Quindi accumuli accumuli e poi implodi o esplodi.

Continui a fuggire anche da ciò che tenti e che credi di riuscir bene a costruire (nel senso mettere i mattoni, non fingere) cioè la tua persona.

Proprio tu, ti limiti così tanto?

Non è come se decadesse tutto il tuo modo di essere?

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io detesto le persone che nei rapporti umani mi fanno sentire “tra parentesi”, limitato, sopportato invece che supportato, arginato, incluso nelle loro vite se e soltanto quando decidono di permettermelo, di concedermi il loro tempo o la loro attenzione, detesto avere una quotidianità nella quale non c’è un approdo sicuro che so come e dove trovare e che so quali generi di emozioni mi trasmetterà, che cosa instillerà nella mia testa, quali immagini di vita reale tridimensionale e faccia a faccia rievocherà e che colore avessero le emozioni vissute.

Io voglio poter sfondare le parentesi, sfogare la mia necessità di quotidiano continuato e disimpegnato contatto, senza che qualcuno mi dica che sto sbagliando o che mi sto accollando, più o meno velatamente, anche quando no, non mi sto accollando, ma è soltanto la controparte che sta esagerando nella reazione perchè è stizzita o paranoica o ansiosa o solo pazza.

Con -…- il progresso che stiamo facendo è come quello che fai mentre studi un esame.

Prendi in mano il quaderno, apri il libro, e inizi a copiare gli appunti.

Quando noi prendiamo in mano il quaderno che contiene la disponibilità verso l’altra persona, e lo facciamo reciprocamente, studiamo bene ed è un momento nel quale sono tangibili i risultati e non ci si può lamentare, rispetto al passato, nel quale studiavamo materie differenti credendo di star parlando invece lo stesso linguaggio.

Prima invece era come quando sei piccolo, c’è qualcosa che non va, tua madre ti guarda e capisce e tu la abbracci e lei ti abbraccia e ti senti come se avessi risolto, senza che tu abbia EFFETTIVAMENTE dovuto affrontare quel problema, la soluzione è il fatto che lei sia lì e tu sia lì e voi siate uniti, infiniti.

Nel caso di me e -…- per arrivare da qualche parte devi prendere il problema, impattarlo, risolverlo, e poi ti autorizzi ad essere felice per il fatto che l’hai risolto.

Nel secondo caso dimentichi che esista, perchè non ha importanza, puoi continuare a ridere.

Dubito ci siano soluzioni facili o veloci. Dovrei spiegare a -…-  che mi fa male quando mi chiude fuori casa, non credo lo abbia mai davvero capito perchè non glielo ho mai spiegato in maniera sufficientemente intima e profonda.
E.: io non capisco come non riesca a non accorgersene da sola, anche perché tu non sei propriamente un muro invalicabile, cioè, gli input li dai tutti

il difetto più grande che ha è che crede di essere la “dispensatrice di buonumore“, quando in realtà le viene molto bene essere dispensatrice di MALUMORE.

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Così…SEI

Così eri: anche sul ciglio del crepaccio
dolcezza e orrore in una sola musica.
—  Eugenio Montale

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1000 vuoti

Non ce la faccio. Non posso venirci non ci posso cliccare non voglio dover tentare di capire o interpretare.
Per me sono solo mille parole mai pronunciate.

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