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Archive for agosto 2015

Quartieri

ogniqualvolta vengo all’Eur, tutti i pensieri confluiscono alla stessa persona.

ciao, C.

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Caged

Vivo in una famiglia di maniaci del controllo.
Da bambino, questa loro tendenza si esprimeva nello spasmodico tentativo di tenermi sempre per mano, in qualsiasi contesto quotidiano ben oltre il giusto o il”normale”, mai sopra le righe, mai in grado di essere troppo vivace o espansivo o agitato: ne uscii ragazzino insicuro, taciturno, esageratamente timido e con molta più vita svolta nella mente che in tatto ed azioni. Non riuscivo mai ad esprimere le mie emozioni ed i miei desideri come volevo…le uniche sfere della vita nelle quali sapevo impegnarmi con successo erano quelle obbligate, e penso soprattutto all’ambito scolastico.

I primi…15?18?anni della mia vita sono stati sospesi a metà tra la esplosività di quel che sentivo dentro e la pochezza di ciò che sapevo esternare, limitato dentro me stesso e da me stesso da una inadeguatezza trasversale ai contesti sociali, alla compagnia, al mio stato di ansia e stress ed alla effettiva presenza delle figure familiari così ingombranti.

Sì, perché l’impaccio si radicò così in profondità da permanere assolutamente anche quando non erano lì con me, loro, a verificare, somministrare Educazione e irrigidirmi. Mi stupisco, conoscendo il mio vissuto, quando qualcuno mi chiede conto delle mie esperienze relazionali di gioventù, perché io facevo una fatica bastarda già ben più in superficie…

Ogni vestito scelto è stato un”così va bene?“, ogni acquisto un massacro di seghe mentali ed incertezza, ogni nuova persona un tripudio di valutazioni radiografie e giudizi superficiali ma quanto più spietati possibile, ogni telefonata la massima incarnazione dell’impicciarsi…

A cosa sia servito essere uno studente modello per poi diventare un disadattato sociale, me lo dovranno spiegare i miei genitori un giorno, quando mi farò coraggio e li massacrerò rinfacciando loro tutto questo.
Sì, perché dovete sapere che non ho mai avuto la cattiveria e l’astio necessari a spiegar loro quanto consideri inadeguato ed imperfetto il lavoro che han fatto col loro unico figlio, ma mi trattengo dall’esprimerlo, finendo anche per essere da loro etichettato come un chiacchierone che non ha alcuna “sostanza” a suffragare le proprie farneticazioni, perché temo sarebbe una violenza enorme e gratuita… Anche se una parte di me, ora che lo sto scrivendo, è convinta che si trincererebbero dietro l’orgoglio, rimproverandomi di non aver cambiato la morfologia della mia mente e del mio cuore in età adulta.

Non ci credo, che si cambi davvero.
L’imprinting è quello, il Michele bimbo impacciato resta a farmi compagnia anche ora, in ogni difficoltà nel dare un abbraccio a qualcuno oppure nell’esprimere la calda attrazione fisica nei confronti di una ragazza.

Le conoscenze recenti mi hanno sciolto, un po’, quantomeno nella capacità di costruire e mantenere un dialogo regolare ed aperto con chiunque, e l’impatto con chi di espansività ne aveva addosso persino troppa ha sciolto anche qualche fibra cerebrale dedita al contatto, ma tuttora percepisco inadeguatezza in ogni istante trascorso con qualcuno che mi destabilizza (per attrazione, o carisma, o ruolo sociale), nonostante la mia gigantesca voglia di cambiare e migliorare e nonostante miliardi di piccolissimi passi in avanti costruiti faticosamente e all’insaputa dei Grandi Censori.
È così che, purtroppo, si motiva il mio esser restio a ricevere telefonate improvvise (quanto vorrei, quanto vorrebbe una parte di me spazzar via quel che sto facendo e tuffarsi nel mondo di qualcuno abbastanza intimo da volermi all’improvviso nel proprio tempo), a presentare ai miei genitori le signorine che frequento, a dare voce ai miei pensieri anche meno intimi…

…un bagno di sangue.

Voglio fuggire via da qui

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D’insonnia e calore

Quando dormire è una chimera, come oggi, finisco col pensare.
A chi c’è, a chi vorrei ci fosse, a chi mai più mi accompagnerà.
Tumblr offre una sorprendente dose di involontaria empatia di fronte alla soffocante sensazione di solitudine e distanza che mi attanaglia.
Sembra che persone qualsiasi capiscano, abbiano intuito, sappiano che nervi toccare… La realtà assomiglia invece ad un mal comune mezzo gaudio che lascia le insoddisfazioni profonde proprio dove erano, mentre vorrei tanto, vorrei solo, un abbraccio

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Di vecchie email e Paure

Ciao ******,

scrivo a te perchè so che su questo argomento sei terrorizzata quanto me, se non di più.

Oggi, a pranzo, mentre eravamo soli io e mia madre, le è arrivata una telefonata. Era la sua ex- collega di italiano (mia madre si è trasferita ad una nuova scuola, da settembre dello scorso anno, e qualche volta le vecchie colleghe la cercano per ciarlare inutilmente).

Ora arriva la cosa terrorizzante: questa collega le ha elencato tutti gli altri colleghi e colleghe che sono diventati nonni nell’anno scolastico appena finito. Mia madre, tutta contentella e piena di felicitazioni, si informava su sesso, caratteristiche dei neonati, raccontava delle sue attuali colleghe che portano i pupetti a scuola e altre amenità simili.

Mia madre ha una passione particolare, enorme, esagerata per i neonati: ne va proprio pazza, e questa cosa acuisce il mio terrore e la mia realizzazione di come la vita stia (s-)correndo. Ogni volta che può si fa inviare per email qualche fotografia, dalle colleghe, dei bambinetti di pochi mesi, e poi sta a me, dal mio PC, farla accedere alla sua casella di posta per farle vedere le foto.

Ogni volta, esattamente come oggi a pranzo, esattamente come il momento nel quale è tornata al tavolo in cucina per raccontarmi di cosa trattasse la telefonata che avevo comunque già sentito, la mia espressione si incarognisce, la tristezza mi assale.

Mi rendo conto che “potrei”, “dovrei”, vorrebbero che avessi una famiglia, che stessi già lavorando, che fossi sul punto di costruirmi la vita mia e staccarmi definitivamente da loro e da ciò che rappresenta l’accesso completo e totale alla vita adulta. In realtà, oltre a realizzare che io stesso desidero fortemente spezzare questo dannato cordone ombelicale, mi rendo conto che non sono ancora pronto.

Non sono pronto ad una famiglia, non sono pronto a realizzare qualsiasi cosa che sappia di definitivo inestimabile e totalizzante con la sola forza delle mie spalle.

Vivendo questo genere di sensazioni non posso non ripensare alle tue parole, tu che multiple volte mi hai rimproverato per le mie battute, per le mie proiezioni da zio/papà/quelchesia.

Non ti capivo a pieno, allora, ma la mia crisi personale di studente e di essere “cresciuto” più che crescente non era ancora nel pieno swing della propria forza.

Ora posso capire cosa voglia dire vedere i propri genitori che invecchiano, che perdono qualche piccolo colpo, che sono più irritabili, che magari avrebbero benefici anche economici nel vedermi staccato da casa, che sognano aspetti della loro vita avanzata ai quali io non sto neanche lontanamente preparando l’ascesa, che mi investono di nuove, antichissime aspettative soffocanti.

Non je la posso fa a reggere questo genere di pesi, sommati all’incalcolabile fatica che oramai sento addosso nel rapportarmi con nuovi esseri umani, sommati all’incapacità di scrostarmi questi ultimissimi esami di dosso, sommati al costante desiderio di scrivere email come questa  a persona dalle quali sono riuscito a farmi detestare, senza neanche rendermene conto, quando ancora avevo la facoltà di farci qualcosa.

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