Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Non scrivo

Non scrivo mai per me, non ho mai scritto per me. Non ho mai avuto un diario, non ho mai scritto qualcosa su carta, tenendolo soltanto per me.

La scrittura non mi piace, e non serve.

Ha ragione Medina Reyes, scrivere non serve.

Uso la scrittura per vomitare senza ficcarmi le dita in gola, quando arrivo alla saturazione.

Scrivo soltanto di emozioni nerissime.

O….quasi

O di felicità incomplete, inconcludenti, insoddisfacenti

Non scrivo di cose felici, e se avessi scritto per me forse avrei dovuto scrivere di esse.

Non voglio ricordare la felicità attraverso il filtro offerto dalle mie parole di quel momento.

Voglio che si evolva, si sciolga e rinasca, prenda nuove forme,nuovi colori, nuovi lineamenti.

Ho bisogno di alleggerirmi non soltanto dei dolori ma anche delle gioie, e la scrittura è una invalicabile ancora, un lucchetto, un marchio a fuoco che stampiglia il passato e lo rende inaccessibile.Non c’è niente di mio che risieda a casa mia. Qualche lettera, ma pochissime, che però non conservo perché le scrivo di getto.

Solo questo, e mi piace molto così.

Read Full Post »

Tears will tear us apart

scrivo con le mani ancora impastate di lacrime e fazzoletti.

Le mie lacrime, delle quali avevo quasi completamente dimenticato colore, consistenza, connotati

Mio padre ha una sensibilità incredibilmente più simile alla mia, e diversissima da mia madre, ha vissuto tante tante tante situazioni frustranti ed apparentemente irrisolvibili da poterle sovrapporre alle mie, attuali, eppure stamane involontariamente ha rotto gli argini e mi ha fatto esplodere.

Con leggerezza spontanea, è venuto da me, in camera, mentre stavo studiando faticosamente,e m’ha detto “quando potrò dire <oggi è il giorno più felice della mia vita, oggi vedo mio figlio laureato?>”.

Io non ho resistito, e gli ho risposto “forse mai, sto seriamente ipotizzando di abbandonare l’università”

Gli si è spezzato il fiato, mi ha sempre visto combattere, anche al di là di ogni ragionevole difficoltà, anche nelle sabbie mobili nelle quali sono incagliato da oramai tanti anni,anche a così breve distanza dal traguardo (2 stramaledettissimi esami).
Per qualche istante è rimasto senza parole, ed io ho sentito dentro di me nascere e crescere ogni scheggia di dispiacere, delusione, che gli ho dato in questi ultimi anni,scheletro dello studente modello che sono stato, disgustoso per me stesso e per chiunque sapessi chi ero.

Sono esploso in un pianto a dirotto poche battute dopo, spiegando, sollecitato, come non si trattasse nè del metodo di studio, nè degli argomenti trattati, nè dell’effetto dei miei altri interessi -negativo, molto negativo, secondo lui, sulla faccenda studio-, ma del mio malessere costante, inguaribile, perenne, lungo quanto son lunghe le mie ore quotidiane di veglia, apparentemente immotivato, irrisolvibile, trasversale ad ogni mio impegno e ad ogni periodo dell’anno e ad ogni stagione.

Non sto bene, e nel non star bene non riesco a studiare bene, e nel non studiare bene non riesco a completare il percorso, laurearmi, ed approdare alla vita adulta, perchè lo studio è tortuoso e lungo e difficile e nessuno ha intenzione di aiutarmi, e perchè anche chi vorrebbe aiutarmi (i miei genitori, ad esempio) ,non ha la bacchetta magica e non può risolvere problemi che non hanno un nome, una identità, una collocazione spaziale o temporale.

L’unico colpevole, l’unico responsabile sono io, oramai nascosto nelle pieghe della mia vita, col fastidio persino nel condividere la mia quotidianità con gli amici, con i parenti,con chi mi conosce da sempre, perchè certo di essere giudicato,etichettato, marchiato negativamente dopo una vita scolastico-lavorativa che era stata sempre e soltanto di successi incredibilmente brillanti.

Non mi riconosco più, eppure so di essere io, io unicamente colpevole ed io incredibilmente titubante, inconcludente, insicuro, mediocre nello spiriti, nell’applicazione, nei risultati, nell’aspetto e nella forma fisica. Ogni mattina è la conferma di un continuo stare non bene, che mi accompagna da troppi, troppi,troppi mesi, mentre vaneggio, vaneggiano, di soluzioni realistiche e verosimili per qualsiasi dei miei problemi, ma io non faccio che affondare, farmi avviluppare dai rampicanti, inciampare, risollevarmi per il tempo di un sorriso,di una giornata, di un successo in qualche attività incredibilmente secondaria e no,non importante, per poi risprofondare in quella mediocrità psicofisica latente.

Mi invita alla leggerezza, papà, nell’approcciare queste problematiche, ed io sento di esser migliorato tanto, in questo ,soprattutto grazie alla psicoterapia, ma partivo da un approccio talmente catastrofico ed autodistruttivo.

Passo troppo tempo a questa scrivania, in questa stanza, ma raramente le persone con le quali potrei uscire, che potrei vedere, sono quelle che vorrei vedere, con le quali vorrei davvero passare il mio tempo.

Farò delle analisi, che mi son state suggerite almeno 2 anni fa, per i dosaggi dei sali minerali & affini, perchè non mi sento proprio fisicamente a posto, in nessun momento delle mie giornate e in nessuna situazione.

Ho un incredibile bisogno di aiuto, e nessuno a cui chiederlo.

 

 

Soundtrack: Ólafur Arnalds – Ljósið

Read Full Post »

About me #1

Nella mia vita ci sono state due ragazze con cui avrei potuto vivere qualche esperienza basata sul sesso, e non l’ho fatto.

Sono entrambe ancora galleggianti nei miei amici di Facebook, ma non le sento mai.

Visto quanto sia azzerata la mia vita sessuale nell’ultimo periodo, potrei rimpiangere i no che ho rifilato.

La realtà è che sebbene almeno una delle due sia tuttora carina/bella, entrambe erano e sono terribilmente mosce insipide spente e senza carattere…. ….E penso avrei dovuto usare una qualche forma di aiuto meccanico, gru o affini, per convincere il mio pene a fare il suo lavoro di fronte a cotanta mollezza. Sono quelle ragazze che ci esci, e dici “ok, oggi decidi tu: Cosa facciamo?” E dopo dieci minuti ANCORA NON HANNO ELABORATO UNA QUALSIASI RISPOSTA.

E a me verrebbe voglia di buttarle sotto una macchina, lì, immediatamente.

Donne, vi prego, rifatevi il carattere, non le tette.

Read Full Post »

Loneliness

“Only know you love her when you let her go”

Read Full Post »

Quartieri

ogniqualvolta vengo all’Eur, tutti i pensieri confluiscono alla stessa persona.

ciao, C.

Read Full Post »

Caged

Vivo in una famiglia di maniaci del controllo.
Da bambino, questa loro tendenza si esprimeva nello spasmodico tentativo di tenermi sempre per mano, in qualsiasi contesto quotidiano ben oltre il giusto o il”normale”, mai sopra le righe, mai in grado di essere troppo vivace o espansivo o agitato: ne uscii ragazzino insicuro, taciturno, esageratamente timido e con molta più vita svolta nella mente che in tatto ed azioni. Non riuscivo mai ad esprimere le mie emozioni ed i miei desideri come volevo…le uniche sfere della vita nelle quali sapevo impegnarmi con successo erano quelle obbligate, e penso soprattutto all’ambito scolastico.

I primi…15?18?anni della mia vita sono stati sospesi a metà tra la esplosività di quel che sentivo dentro e la pochezza di ciò che sapevo esternare, limitato dentro me stesso e da me stesso da una inadeguatezza trasversale ai contesti sociali, alla compagnia, al mio stato di ansia e stress ed alla effettiva presenza delle figure familiari così ingombranti.

Sì, perché l’impaccio si radicò così in profondità da permanere assolutamente anche quando non erano lì con me, loro, a verificare, somministrare Educazione e irrigidirmi. Mi stupisco, conoscendo il mio vissuto, quando qualcuno mi chiede conto delle mie esperienze relazionali di gioventù, perché io facevo una fatica bastarda già ben più in superficie…

Ogni vestito scelto è stato un”così va bene?“, ogni acquisto un massacro di seghe mentali ed incertezza, ogni nuova persona un tripudio di valutazioni radiografie e giudizi superficiali ma quanto più spietati possibile, ogni telefonata la massima incarnazione dell’impicciarsi…

A cosa sia servito essere uno studente modello per poi diventare un disadattato sociale, me lo dovranno spiegare i miei genitori un giorno, quando mi farò coraggio e li massacrerò rinfacciando loro tutto questo.
Sì, perché dovete sapere che non ho mai avuto la cattiveria e l’astio necessari a spiegar loro quanto consideri inadeguato ed imperfetto il lavoro che han fatto col loro unico figlio, ma mi trattengo dall’esprimerlo, finendo anche per essere da loro etichettato come un chiacchierone che non ha alcuna “sostanza” a suffragare le proprie farneticazioni, perché temo sarebbe una violenza enorme e gratuita… Anche se una parte di me, ora che lo sto scrivendo, è convinta che si trincererebbero dietro l’orgoglio, rimproverandomi di non aver cambiato la morfologia della mia mente e del mio cuore in età adulta.

Non ci credo, che si cambi davvero.
L’imprinting è quello, il Michele bimbo impacciato resta a farmi compagnia anche ora, in ogni difficoltà nel dare un abbraccio a qualcuno oppure nell’esprimere la calda attrazione fisica nei confronti di una ragazza.

Le conoscenze recenti mi hanno sciolto, un po’, quantomeno nella capacità di costruire e mantenere un dialogo regolare ed aperto con chiunque, e l’impatto con chi di espansività ne aveva addosso persino troppa ha sciolto anche qualche fibra cerebrale dedita al contatto, ma tuttora percepisco inadeguatezza in ogni istante trascorso con qualcuno che mi destabilizza (per attrazione, o carisma, o ruolo sociale), nonostante la mia gigantesca voglia di cambiare e migliorare e nonostante miliardi di piccolissimi passi in avanti costruiti faticosamente e all’insaputa dei Grandi Censori.
È così che, purtroppo, si motiva il mio esser restio a ricevere telefonate improvvise (quanto vorrei, quanto vorrebbe una parte di me spazzar via quel che sto facendo e tuffarsi nel mondo di qualcuno abbastanza intimo da volermi all’improvviso nel proprio tempo), a presentare ai miei genitori le signorine che frequento, a dare voce ai miei pensieri anche meno intimi…

…un bagno di sangue.

Voglio fuggire via da qui

Read Full Post »

D’insonnia e calore

Quando dormire è una chimera, come oggi, finisco col pensare.
A chi c’è, a chi vorrei ci fosse, a chi mai più mi accompagnerà.
Tumblr offre una sorprendente dose di involontaria empatia di fronte alla soffocante sensazione di solitudine e distanza che mi attanaglia.
Sembra che persone qualsiasi capiscano, abbiano intuito, sappiano che nervi toccare… La realtà assomiglia invece ad un mal comune mezzo gaudio che lascia le insoddisfazioni profonde proprio dove erano, mentre vorrei tanto, vorrei solo, un abbraccio

Read Full Post »

Older Posts »