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Archive for gennaio 2011

1 9 8 4 – #1

“I betrayed you,” she said baldly.

“I betrayed you,” he said.

She gave him another quick look of dislike.

“Sometimes,” she said, “they threaten you with something—something you can’t stand up to, can’t even think about. And then you say, ‘Don’t do it to me, do it to somebody else, do it to so-and-so.’ And perhaps you might pretend, afterwards, that it was only a trick and that you just said it to make them stop and didn’t really mean it. But that isn’t true. At the time when it happens you do mean it. You think there’s no other way of saving yourself and you’re quite ready to save yourself that way. You want it to happen to the other person. You don’t give a damn what they suffer. All you care about is yourself.”

“All you care about is yourself,” he echoed.

“And after that, you don’t feel the same toward the other person any longer.”

“No,” he said, “you don’t feel the same.”

 

 

[G.Orwell]

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Blu Cobalto

…ho pensieri blu cobalto
mentre cado cadi tu

Ok, non proprio…

Forse sono soltanto talmente confuso da aver dimenticato come si faccia a identificare i colori, l’aroma dei miei pensieri, e magari sto ingigantendo un problema che tale non è, non in maniera così soffocante: certo è che i miei propositi di correre incontro all’abbraccio del futuro stanno implodendo.

So per certo che chi potrebbe, o magari vorrebbe aiutarmi, rinchiudendosi in silenziosi attimi di supponenza o in espansivi racconti di vita quotidiana non fa altro che sospingermi nell’occhio del ciclone, sempre più a fondo…

Avrei bisogno di parole sciocche, di un conforto superficiale che mi faccia brillare di indipendenza anche solo per qualche ora, per qualche giorno, per qualche settimana: tempo necessario -inevitabile- ad attutire il peso dell’assenza.

Nessuna persona si sostituisce ad un’altra, nel percorso di vita di ciascuno, nè serve la mia aura da sapientino dell’ultim’ora per affermarlo: dimostrare di conoscermi almeno un po’, di voler intuire -banalmente, naturalmente, freneticamente- le mie necessità sarebbe uno step sconvolgente nei rapporti sospesi e superficiali e vaghi che riempiono la mia vita-nel-Dopo.

La pesantezza dei vostri stupidi discorsi spesso risiede nell’assoluta assenza di profondità degli stessi, impaurite come siete dal rischio di diventare fastidiose se andaste ad affrontare tematiche di stampo meno quotidiano e più… ‘filosofico’. Rendersi conto che nessuna persona va fatta confluire in un calderone di regole precostituite, che non tutti si esaltano se gli fate sapere che “domani andrete a tagliarvi i capelli”, che qualcuno potrebbe apprezzarvi se spiegate da dove siano nati i vostri interessi, per quale motivo vi siate dedicate al ricamo, quale sia stata l’ultima volta in cui avete riso di gusto, persino sparare stronzate geniali alternate a meme involontari… ecco, un mix di tutto questo sarebbe un ottimo modo per distrarmi, distrarvi, distrarci.

Come si può percepire il desiderio di uscire con una ragazza percependo, gravanti sulla mia capacità di essere pungente e fastidioso e aggressivo, la voragine di un rapporto che sta mutando -forse svanendo- per mia (non rinnegata) volontà, e contemporaneamente la supponente sensazione che quell’uscita altro non sarà che l’ennesima sublimazione – non richiesta, ahimè – della differenza tra ‘una_qualunque’ rappresentante della noia e l’indimenticata C.?

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Of all the foolish things I’ve said
That keep me sleepy almost dead
I’m sorry if I’ve let you down
My eyes were closed, they’re open now

 


I’m waking up
I am waking up
I am waking up
I awake

Mi sento così: come se fossi costretto a svegliarmi dopo l’attraversamento di un lungo, esclusivissimo tunnel che ho plasmato intorno ad uno dei miei sogni. Perdere la bussola, tridimensionale e umana come nel mio caso, lascia scompensati, traballanti, desiderosi di riacquistare il controllo sul proprio passato ancor più che sul nebbioso futuro.

E’ così che ho vissuto questi giorni, è così che prevedo di sopportare molti dei prossimi, imparando poco alla volta a schiudere le palpebre di fronte alla seduzione di una vita nuova, quella del dopo.

Spero di liberarmi di questa pesantezza che temo venga trasmessa anche a chi mi è attorno, perchè non la sento mia -sebbene, in quanto reazione naturale, lo sia-. Percepire la lontananza dal buonumore è una sensazione che non augurerei neanche al mio peggior nemico… se, poi, ci aggiungiamo la tensione nervosa tipica del periodo dell’anno (critico per ogni universitario) in cui ci troviamo, sarà chiaro come il panorama non sia di certo dei più rosei.

Basta frignare, bisogna correre incontro all’avvenire Michè.

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