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Archive for maggio 2016

Tears will tear us apart

scrivo con le mani ancora impastate di lacrime e fazzoletti.

Le mie lacrime, delle quali avevo quasi completamente dimenticato colore, consistenza, connotati

Mio padre ha una sensibilità incredibilmente più simile alla mia, e diversissima da mia madre, ha vissuto tante tante tante situazioni frustranti ed apparentemente irrisolvibili da poterle sovrapporre alle mie, attuali, eppure stamane involontariamente ha rotto gli argini e mi ha fatto esplodere.

Con leggerezza spontanea, è venuto da me, in camera, mentre stavo studiando faticosamente,e m’ha detto “quando potrò dire <oggi è il giorno più felice della mia vita, oggi vedo mio figlio laureato?>”.

Io non ho resistito, e gli ho risposto “forse mai, sto seriamente ipotizzando di abbandonare l’università”

Gli si è spezzato il fiato, mi ha sempre visto combattere, anche al di là di ogni ragionevole difficoltà, anche nelle sabbie mobili nelle quali sono incagliato da oramai tanti anni,anche a così breve distanza dal traguardo (2 stramaledettissimi esami).
Per qualche istante è rimasto senza parole, ed io ho sentito dentro di me nascere e crescere ogni scheggia di dispiacere, delusione, che gli ho dato in questi ultimi anni,scheletro dello studente modello che sono stato, disgustoso per me stesso e per chiunque sapessi chi ero.

Sono esploso in un pianto a dirotto poche battute dopo, spiegando, sollecitato, come non si trattasse nè del metodo di studio, nè degli argomenti trattati, nè dell’effetto dei miei altri interessi -negativo, molto negativo, secondo lui, sulla faccenda studio-, ma del mio malessere costante, inguaribile, perenne, lungo quanto son lunghe le mie ore quotidiane di veglia, apparentemente immotivato, irrisolvibile, trasversale ad ogni mio impegno e ad ogni periodo dell’anno e ad ogni stagione.

Non sto bene, e nel non star bene non riesco a studiare bene, e nel non studiare bene non riesco a completare il percorso, laurearmi, ed approdare alla vita adulta, perchè lo studio è tortuoso e lungo e difficile e nessuno ha intenzione di aiutarmi, e perchè anche chi vorrebbe aiutarmi (i miei genitori, ad esempio) ,non ha la bacchetta magica e non può risolvere problemi che non hanno un nome, una identità, una collocazione spaziale o temporale.

L’unico colpevole, l’unico responsabile sono io, oramai nascosto nelle pieghe della mia vita, col fastidio persino nel condividere la mia quotidianità con gli amici, con i parenti,con chi mi conosce da sempre, perchè certo di essere giudicato,etichettato, marchiato negativamente dopo una vita scolastico-lavorativa che era stata sempre e soltanto di successi incredibilmente brillanti.

Non mi riconosco più, eppure so di essere io, io unicamente colpevole ed io incredibilmente titubante, inconcludente, insicuro, mediocre nello spiriti, nell’applicazione, nei risultati, nell’aspetto e nella forma fisica. Ogni mattina è la conferma di un continuo stare non bene, che mi accompagna da troppi, troppi,troppi mesi, mentre vaneggio, vaneggiano, di soluzioni realistiche e verosimili per qualsiasi dei miei problemi, ma io non faccio che affondare, farmi avviluppare dai rampicanti, inciampare, risollevarmi per il tempo di un sorriso,di una giornata, di un successo in qualche attività incredibilmente secondaria e no,non importante, per poi risprofondare in quella mediocrità psicofisica latente.

Mi invita alla leggerezza, papà, nell’approcciare queste problematiche, ed io sento di esser migliorato tanto, in questo ,soprattutto grazie alla psicoterapia, ma partivo da un approccio talmente catastrofico ed autodistruttivo.

Passo troppo tempo a questa scrivania, in questa stanza, ma raramente le persone con le quali potrei uscire, che potrei vedere, sono quelle che vorrei vedere, con le quali vorrei davvero passare il mio tempo.

Farò delle analisi, che mi son state suggerite almeno 2 anni fa, per i dosaggi dei sali minerali & affini, perchè non mi sento proprio fisicamente a posto, in nessun momento delle mie giornate e in nessuna situazione.

Ho un incredibile bisogno di aiuto, e nessuno a cui chiederlo.

 

 

Soundtrack: Ólafur Arnalds – Ljósið

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