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Archive for aprile 2011

Oggi voglio scrivere della sconfitta.

Non perchè io, affranto tanto quanto sono da troppe settimane a questa parte, mi senta parte della folta schiera dei vinti, ma perchè ne posso sentire i lamenti dalla mia posizione privilegiata di sconfitto&riabilitato.

Tradizione vuole che le sconfitte siano i momenti di massimo apprendimento per ciascuno, quelli nei quali si perde il controllo dei paletti che sfruttiamo per arginare l’irritabilità e si concede all’Io-bestemmiante di prendere il sopravvento e vomitare fuori tutta l’insoddisfazione.

Nah, neanche di questo volevo parlare.

E’ che la sconfitta, di per sé, è un veleno seducente: può ridimensionare le più estreme personalità tronfie di autostima, umanizzare i nemici più odiati, fertilizzare amicizie inattese, filtrare & ricollocare disprezzo, odio, invidia, arrivismo.

Chissà quanti tipi di ‘sconfitte’ vi sono balzate alla mente, leggendo queste parole -per ora- poco originali.

Quanti di voi leggono la sconfitta negli occhi dei propri genitori, stremati dalle speranze in ciascuno di noi, incapaci tuttavia di far corrispondere ad esse una quotidianità foriera di brillantezza & fulgore?
Quanti di noi scorgono, nascosta dietro a strati su strati di intramontabile positività, le stigmate della dispiaciuta rassegnazione guardandosi allo specchio?
Quanti, ancora, soffocati da un mestiere inappagante, noioso, malcelano quotidianamente la voglia di urlare alla vita che no, non MERITANO tutto questo.

-Sì, vabbè Michè, ma che cazzo c’entra? che senso ha tutto questo? –

Nessuno, è il frutto malato di una malata nostalgia.
Torrente di una coscienza che ha conosciuto il trionfo e non vuole dimenticarne l’odore.
Malsano parto della mia immaginazione che mi vede con te eppure non potrà mai unirci.

Il dolceamaro gusto di una sconfitta nuova spinge a riflettere, a guardarsi dentro; il ripetuto, cantilenante boccone amaro degli insuccessi ripetuti, immutabili, scontati, invece, è l’innecessaria sottolineatura di una gigantografia con sopra il mio nome scritto con la cioccolata. Al gusto di arancia e cannella, suppongo.

Tarantolato amante della Sconfitta è l’Abbandono.
Più che perdere il controllo, rischio di perdermi, e basta.
Più che perdere te, sto perdendo me.
Più che perdere me, mi sto abituando al dolore.

La ribellione ha l’aspro sapore di una comparsata inattesa, di un appostamento a 150 pulsazioni al minuto chissà dove, di un messaggio rigurgitato da una notte di sonno senza sogni, ma… ma per cosa, poi?

La faccia non c’è più bisogno di salvarla, si è persa nel mare dei ricordi, in barba e nonostante i troppi tentativi d’aiuto, così apprezzati eppure così poco determinanti. L’autostima è figlia di anni di lotte intestine, non crollerà, neanche per glorioso merito di una come te. Le apparenze hanno coccolato e poi soffocato e quindi rivoltato e devastato la tua idea di te, spinto come sono stato ad un’umanità senza richieste, senza emozioni, nella quale passioni e interessi diventavano solo ostacoli al tuo bisogno di me.

Vorrei sentirmi sconfitto, a volte.

Forse, forse era questo il punto, sin dall’inizio.

Vorrei poter maledire ogni istante (non) vissuto, e sperare che, nel farlo, potessi scalfire ogni dolcissimo brandello di te che ho ingoiato. Sarebbe la via più rapida ed indolore verso la redenzione, verso altre mete e vette meno irraggiungibilmente distanti di quanto sia tu, che ti crogioli nel silenzio, ora.

Odio a comando. Se l’avessero inventato ne comprerei una scatola, e ci imprimerei sopra il tuo nome per sorseggiarne ad ogni ora del giorno e della notte, di fronte ad ogni scheggia della mia vita che mi parla di te e che mi incita a pensare a tutto ciò che non sei stata, non sei voluta essere.

Eppure, eppure io mi sento un vincitore, e non accenno a scendere dal mio trono. Non ho versato una lacrima, nè riuscirei ad immaginare di piangere per esprimere un dolore che di ordinario non ha niente se non la necessità di usare quel sostantivo per appellarlo -sciocco-.
Vinco ogni volta che mi vieni in mente, perchè rinnovo e alimento un fuoco che sa di buono, sa di te, sa d’immortalità.
Vinco ogni volta che sono sul punto di dimenticarti, perchè sorge un poco di più l’uomo che mi hai fatto diventare mentre tentavo di guidarti ad essere la donna che sei.
Vinco ogni volta che un’altra ragazza mi sfiora, perchè rivivo il gelido, cortese timore nei tuoi occhi quando ho accennato ad avvicinarmi, sacrilego.
Vinco per ogni respiro che il magone spezza, mentre la tua memoria rampante mi incita a cercare schiere di chiodi anche solo per scacciarti, ed io declino ed accetto l’offerta allo stesso tempo, confuso e felice.
Vinco se mi pensi, anche solo ogni tanto, anche solo quando ti scrivo scontate abusate parole che niente sanno della stima che diventa amore che diventa vomitante, ributtante attesa di un giorno che non sarà.
Vinco perchè so che non dovrei tentarti.
Vinco in “The Hawk is Howling”, ‘He films the clouds pt.2′, se “E’ colpa mia”, in quello schifo di ‘Circolo degli Artisti’, con la sessualità emozionante di Antony, alla gelateria siciliana vicino via del Corso, al teatro dell’accademia San Paolo, in ogni cartolina intercettata prima del controllo del generalissimo, se mi cerchi e non devo saperlo, se non mi cerchi eppure mi illudo che stia pensando a me.

Con e senza di te, per me non esiste più sconfitta.

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Wit’s end.

Fuck you, fuck you, fuck you, and all we’ve been through, I said leave it, leave it, leave it, it’s nothing to you.

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Vaffanculo…

…se è l’unico posto dove posso mandarti.

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Soundtrack: Explosions in the Sky – Let me Back In

[più profetico di quanto non sembri, temo che il titolo sia quantomai azzeccato.]

 

 

E’ ovviamente colpa di questa soffocante, nebulosa aria di inetta inattività.

 

No, è soltanto colpa mia.

 

Eppure, eppure ogni domenica è il rinnovarsi di un travaglio noto eppure mai domato.

 

Non sempre, non sempre è stato così, Michele. E’ la tua merda a stritolarti.

 

Certo è che l’inattività non fa bene al tumulto che mi porto dentro.

 

Forse la verità -troppo, troppo spesso accade, perchè, perchè diamine la vita deve essere un malsano gioco di perfetto equilibrio? datemi squilibrio, datemi soddisfazioni illimitate- è nel mezzo.

Sto attraversando un periodo che persino il solido organico tanto caro ai nostri WCs non potrebbe descrivere pienamente.

Mi trovo, inoltre, in una fase di vita per me inusitata: sto soffrendo in conseguenza delle mie scelte, non per l’assenza di esse. Temo che una tale realizzazione debba assurgere al ruolo di consolazione, quando si sta di merda, ma TANTO di merda, come me.

Non ci riesco. [Non voglio?]

Chiunque saprebbe convincersi che un momento di vita particolarmente sofferto debba necessariamente essere transitorio, chiunque vedrebbe nella capacità di essere artefice del proprio destino una prima scintilla di rinnovata vitalità, chiunque tranne il sottoscritto, apparentemente. (Tranne te, tranne te, tranne te… no, ok, Fabri Fibra no.)

Piano A., Piano C. :intollerabile la coesistenza di essi, era chiaro sin dal principio che sarei imploso, o entrato in rotta di collisione con ciascuna delle due adorabili donzelle. Proprio così è accaduto, dalla necessità di sopravvivere all’esistenza contemporanea di due giganti da adorare, mi sono tuffato in un baleno in una rinnovata melma dalla quale nessuna delle due potrà aiutarmi ad uscire, visto che ho allontanato -no, non è proprio così, ma temo sia materiale di un’altro delirio- entrambe.

Se un piano fallisce, la reazione -ancora una volta? mi sto disgustando con queste generalizzazioni idiote e superflue- tipica sarebbe di buttarsi sul piano secondario. Chiodo_scaccia_chiodo, giusto?

Anna è una persona speciale: per molti, moltissimi versi, rimarrà unica per chissà quanto tempo, nel panorama di chi ho incontrato e incontrerò. Per altri, sarà esempio negativo di pari durata. Quanto male ha fatto scoprire che non si possono creare scintille dove non ce ne sono mai state.

Quanto sono stato deluso, da me stesso innanzitutto, nello scoprire che non si può trascendere l’alchimia fisica, quella brutale pulsione d’eccitazione sessuale che sospinge a volerefortissimamentevolere una ragazza -non sempre dal primo istante, anche se…-

Realizzare la mia fallibilità, realizzare quanto, in fondo a tante chiacchiere, sia un uomo comune io stesso, è stato un colpo grave quasi tanto quanto il senso di abbandono che rinunciare a quella ragazza mi abbia lasciato.

Se ‘di più’ non sono stato capace di plasmare con una persona che mi ha donato tutta sé stessa irresponsabilmente, senza chiedere, senza aspirare a nient’altro che TUTTO, puramente, luminosamente, dolcemente, allora non ci riuscirò mai.

Non sarà facile chiudere un capitolo che, pause a parte, ha rappresentato la soffice costante della mia quotidianità. Il solo percepire vivo interesse nei confronti delle mie banali vicende di vita, interesse profondo, colorato di acute riflessioni, mi mancherà.

E’, comunque, necessario sorridere al futuro e convincermi della necessità di tirar dritto.

Per scoprire che, insperatamente, può arrivare una Lei dalla quale nulla ti aspetteresti, e che si prende invece a cuore l’improbo compito di rialzarti il morale a suon di deliri(o).

Distante come non mai dal Piano A., affamato di pesantezza, di impegno, di legami, di rincorsa, è la naturalezza delle risate sciocche, sguaiate, esagerate, sconce, a sballottarmi fino a picchiare duro contro l’altra metà del mio marmoreo universo recente.

No, no, no. Da lei starò distante. Non mi lascerò tentare.

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